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Anno II

Fascicolo 1-2021


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Indice degli articoli

Antonio Ignazio ARENA

Il crocifisso nelle scuole pubbliche, il principio di laicità e i limiti dell’interpretazione conforme a Costituzione

Il lavoro analizza criticamente la sentenza della Corte di Cassazione n. 24414/2021, relativa all’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche. La pronuncia offre lo spunto per una riflessione sull’originalismo, sull’interpretazione conforme a Costituzione e sul principio di laicità nel contesto della democrazia costituzionale italiana.

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Giulia BASSANI

Segnalazione di un investimento: pratica commerciale scorretta e responsabilità della banca

La segnalazione di un investimento economico da parte della banca viene sanzionata come pratica commerciale scorretta e l’istituto risponde dei danni cagionati ai propri clienti.

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Pasquale BRONZO

Note processuali alle sezioni unite sull'art. 384 c.p. e il convivente more uxorio

Lo scritto si propone di mettere in evidenza le implicazioni sul diritto processuale penale della sentenza Fialova, con la quale le Sezioni unite hanno riconosciuto l’applicabilità dell’art. 384, comma 1, c.p. al convivente “more uxorio”.

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Federico CAPORALE

La prevenzione della corruzione amministrativa tra misure settoriali e riforme di sistema

Negli ultimi anni, il sistema di prevenzione della corruzione amministrativa è cresciuto molto. Ciononostante, il nostro Paese è ancora piuttosto attardato nelle classifiche che misurano la percezione della corruzione e la solidità del sistema istituzionale. Il saggio analizza l’attuale sistema di prevenzione della corruzione amministrativa, ne evidenzia le lacune e segnala la necessità di integrare le misure settoriali – giustamente connotate da un approccio soggettivo – con una politica trasversale di prevenzione della corruzione.

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Daniele CORVI

La prosecuzione della convivenza esclude l’addebito al coniuge infedele.

Con l’ordinanza numero 16691/2020 la prima sezione civile della Corte Suprema di Cassazione ha affermato che “laddove la ragione dell’addebito sia costituita dall’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale, questo comportamento, se provato, fa presumere che abbia reso la convivenza intollerabile” . Sostanzialmente tollerare un partner fedifrago preclude la separazione con addebito, se si è continuati a convivere come se nulla fosse accaduto.

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Enrico GALLUCCI

I "punti di forza" di una pronuncia innovativa e convincente

Il contributo espone le ragioni per le quali la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione n. 10381 del 2020 – che ha affermato l’applicabilità al convivente more uxorio della causa di non punibilità dell’art. 384, comma 1, c.p., ritenuta espressione del principio di inesigibilità – risulta ampiamente condivisibile.

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Giuseppina PANEBIANCO

Profili penalistici della convivenza more uxorio

La sentenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione sull’art. 384, comma 1, c.p., oltre a sollecitare alcune riflessioni sullo statuto penale della convivenza more uxorio, offre interessanti spunti in materia di interpretazione con particolare riferimento alla praticabilità dell’applicazione analogica delle scriminanti. Il contributo, dopo avere analizzato le argomentazioni formulate a sostegno dei contrapposti orientamenti con riguardo alla possibilità di includere il convivente di fatto tra i destinatari della necessità di salvamento, si sofferma sui limiti dell’analogia in materia penale dei quali sembra non avere adeguatamente tenuto la Corte di cassazione nel suo più recente arresto.

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Alessandro ROSSI

LA REVOCABILITÀ DEI PROVVEDIMENTI DECISORI COME PRINCIPIO GENERALE DELL’ORDINAMENTO GIURIDICO? COMMENTO ALLA SENTENZA CORTE COST., 5 MAGGIO 2021, N. 89.

La presente nota è relativa alla pronuncia delle Corte Costituzionale n. 89 del 2021. Da tale provvedimento sembra potersi estrapolare il principio generale di revocabilità di qualsiasi provvedimento, a prescindere dalla forma concretamente adottata, avente natura decisoria e per qualsiasi dei motivi previsti ai sensi dell’art. 395 c.p.c.

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Anna SAMMASSIMO

IL CROCIFISSO NELLE AULE SCOLASTICHE LA DECISIONE DELLE SEZIONI UNITE DEL 9 SETTEMBRE 2021, N. 24414

La sentenza tratta della questione della compatibilità tra l’ordine di esposizione del crocifisso, impartito dal dirigente scolastico di un istituto professionale statale sulla base di una delibera assunta a maggioranza dall’assemblea di classe degli studenti, e la libertà di insegnamento e di coscienza in materia religiosa, intesa quest’ultima anche come libertà negativa, da assicurare ad ogni docente. Le Sezioni Unite hanno statuito che la determinazione del dirigente scolastico rivolto a tutti gli insegnanti della classe si pone in contrasto con il principio della libertà di insegnamento del docente dissenziente che desideri fare lezione senza essere costretto nella matrice religiosa impressa dal simbolo affisso alla parete quando non sia conforme al modello e al metodo di una comunità dialogante che ricerca insieme la composizione di diritti uguali e contrari e non esprima una soluzione di mediazione di compromesso.

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Piero SANDULLI

Il procedimento collettivo (la class action italiana)

Il lavoro analizza la disciplina dei «procedimenti collettivi», inserita dalla legge n. 31/2019 nel libro IV del codice di procedura civile, al titolo VIII-bis, artt. 840-bis – 840-sexiesdecies. Anche alla luce dell’evoluzione normativa e dell’elaborazione giurisprudenziale formatasi sulla disciplina previgente, l’Autore delinea l’ambito di applicazione, i presupposti e le modalità procedurali delle nuove forme di tutela, evidenziandone i profili problematici e auspicandone una soluzione pretoria, per una più efficace ed ampia fruizione della tutela collettiva.

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Lucia TRIA

Prevenire e combattere le discriminazioni vuol dire difendere il principio democratico

Il nostro Stato e la stessa Unione europea sono fondati sul principio democratico. In base a questo principio ognuno riconosce agli altri esseri umani pari dignità e quindi non commette discriminazioni, perché le discriminazioni si fondano sulla negazione della suddetta pari dignità. Combattere le discriminazioni - dentro e fuori le aule giudiziarie - significa quindi dare attuazione al principio della pari dignità di tutti gli esseri umani e quindi difendere il principio democratico.

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